B.I.R.R.A. @ VAG 61

Presentazione delle riviste Mongolfiera e Zic- Zero in Condotta, degustazione a cura del Birrificio DADA di Correggio (RE).

La questione da porsi, magari anche nelle prossime serate di B.I.R.R.A., è se ancora c’è spazio per le riviste cartacee e per quello che possono rappresentare anche punto di vista
dell’aggregazione attorno ad un progetto politico e culturale”. E’ la domanda emersa, ieri sera, nel corso dell’anteprima ‘off’ di B.I.R.R.A. ospitata a Vag61.
La serata, in compagnia delle Birre di Dada da Correggio (Re), ha fornito l’occasione per un viaggio nell’esperienza delle riviste bolognesi Mongolfiera e Zero in condotta.
La prima, una “pazza idea editoriale”, nacque per opera di un gruppo di ex operai “dopo una vita- racconta l’ex direttore, Valerio Monteventi- trascorsa a cercare di lavorare il meno possibile”.
Da semplice elenco degli eventi prodotti nei piccoli spazi culturali attivi sotto le Due torri, negli anni Ottanta del cosiddetto disimpegno, Mongolfiera seppe trasformarsi “in un giornale chi si occupasse anche dei problemi della città”, ricorda Monteventi, prendendo slancio dalla critica verso la “vetrina” rappresentata dalla ‘Biennale dei giovani artisti’ del 1988 e l’esperienza innovativa dell’Isola nel Kantiere. Una “palestra” per tanti che in seguito avrebbero fatto della scrittura una professione, come Pino Cacucci, un laboratorio che ad esempio inaugurò forse a livello nazionale l’uso della parola “migrante”. Accadeva nella rubrica curata da Francesco Tripodi: “Raccontavo i problemi di un siciliano a Bologna- racconta oggi- e di un maestro di scuola, con la mia faniglia che mi chiedeva quando sarei passato ad un vero lavoro…”.
Dopo Mongolfiera, Zero in condotta. Una redazione formata da persone che politicamente non la pensavano sempre nello stesso modo, ricorda Rudi Ghedini, ma “accomunati da una cosa: sentirsi opposizione a Bologna”. Una rivista “con tanti difetti- aggiunge Ghedini- ma caratterizzata da un entusiasmo incredibile”: tanto che perfino
l’Unità, alla vigilia dell’ultimo numero, dovette rimpiangere l’esperienza di Zic definendolo “un fiotto di reale antagonismo”.
A fare da cornice alla serata una ricca mostra fotografica: “Vent’anni di Bologna attraverso le immagini di Mongolfiera e Zero in condotta”.
Nelle due riviste “davamo molto spazio alle immagini perchè sapevamo che un’inchiesta supportata da un reportage fotografico fatto in un certo poteva dare più spessore al nostro lavoro”, spiega Monteventi.
Infine, c’è Zic.it, che oggi fa rivivere la testata di Zero in condotta: la sua storia, in questo caso, viene fatta giorno dopo giorno e per conoscerla basta collegarsi al sito http://www.zic.it
Per maggiori informazioni su Mongolfiera e Zero in condotta, invece:
http://vag61.noblogs.org/post/2011/05/08/b-i-r-r-a-off/

Il quindicinale “Mongolfiera” (1984-1995)

Nel 1984 nasce “Mongolfiera”, quindicinale di informazione culturale.
Ospita saggi, recensioni e rubriche di vari autori bolognesi, come
Pino Cacucci, Claudio Lolli, Stefano Benni, Francesco Guccini, Roberto
Roversi. Nel 1991 diverrà settimanale, con l’obbiettivo di offrire
“una nuova bussola” per esplorare Bologna da un punto di vista
inconsueto. Presso l’Editoriale Mongolfiera, sarà pubblicata, a cura
di Franco Berardi (Bifo), una collana di libretti ispirati
all’esperienza di “A/Traverso”, rivista sperimentale degli anni
Settanta.

Il quindicinale “Zero in condotta” (1995- 2003)

Per 167 numeri “Zero in condotta” racconta la Bologna dei centri
sociali, delle baraccopoli sul Lungoreno, della cultura underground,
dei migranti e degli invisibili. Attraversa le giornate del No Ocse e
la stagione del movimento No Global, dedicando l’ultimo numero a Carlo
Giuliani. Dal 2007 la testata rivive nell’esperienza di Zic.it,
quotidiano on line autogestito.

Guarda anche le foto della serata

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